Nonostante come donna fosse bellissima, nessuno, me per primo, la
vedeva in questa luce, per la soggezione che il suo portamento e la sua
espressione severa ispiravano.
"Capitano, ma perche' morire?" dissi a bassa voce. "Perche'
sacrificarci cosi'?"
Lei guardo' per terra.
"Se non avvertiamo per tempo la nostra gente, gli Onuto arriveranno di
sorpresa e distruggeranno tutto. Se accenderemo il grande fuoco su
questa torre, allora saranno in molti che riusciranno a salvarsi. Il
nostro sacrificio servira' per tutti. E poi chi dice che dovremo
morire? Le mura di questa torre sono spesse più di un metro. Potremmo
resistere per mesi."
"Ma lo meritano? Molti dei nostri concittadini sono vigliacchi, ladri,
bugiardi... davvero meritano il nostro sacrificio capitano?"
"Ci sono dei momenti in cui il dovere viene prima delle considerazioni
personali. Se e' la nostra ora di morire, allora moriremo. Ma gli Onuto
non sono ancora arrivati, e potrebbero andare verso altre nazioni, o
tornare nelle loro terre. "
Detto questo torno' a guardare l'orizzonte, mettendo fine alla
conversazione.
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"... bellissima..." |
"Capitano, capitano!" Scossi gentilmente Aiko per una spalla. Lei apri'
subito gli occhi. "Arrivano."
Andammo sulla cima della torre e vedemmo in lontanza brillare migliaia
di armature. Il sole era quasi completamente calato, ma gli ultimi
raggi facevano risaltare quelle armature lucenti.
Senza dire una parola accendemmo la grande catasta di legna che avevamo
accumulato sulla torre. Ne scaturi' un immenso fuoco, il segnale
dell'arrivo delle armate nemiche.
"Dovremo restare ad alimentarlo per qualche ora," disse Aiko, "fino a
che tutta la nostra gente lo avrà visto."
Tornai di guardia, e notai che le armate degli Onuto continuavano ad
avanzare. Aiko era li', al mio fianco; il suo volto era impassibile
come sempre. Le armate si avvicinavano a vista d'occhio. Il fuoco si
stava affievolendo lentamente, ma ormai la nostra missione era quasi
compiuta, perché avevamo visto lunghe carovane che dalla nostra
capitale si dirigevano verso le montagne.
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"...Aiko era li', al mio
fianco; il suo volto era impassibile come sempre..." |
E' difficile descrivere lq sensazioni che provavo, perche' pochi
avranno vissuto un momento cosi' ineluttabile. Sapere che e' finita,
che le truppe nemiche ti hanno quasi circondato e che tu devi comunque
restare immobile ad attenderle... e' una sensazione di angoscia, di...
ineluttabilita'. Ad un certo punto sorse in me una spontanea
rassegnazione, e nulla sembrò piu' importare.
Dopo poche ore le truppe si erano fatte molto piu' vicine. Potevamo
sentire il lontano clangore delle armature, e il cupo rumore degli
zoccoli dei cavalli che avanzavano sulle rocciose colline di Oxale.
Continua
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