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(storie hentai)

L'ultima Torre
 

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Il vento soffiava caldo quella sera, mentre il sole si accingeva a compiere l'ultimo tratto del suo cammino quotidiano.
Aiko, il leggendario capitano-donna della compagnia Dar-el-Rab, fissava con uno sguardo impassibile l'orizzonte, senza dare alcun segno apparente di nervosismo.

La guardai mentre controllavo che la catasta di legna sulla cima della torre fosse asciutta e pronta all'uso. Aiko non lasciava trasparire alcuna emozione, austera e seria come era sempre stata... la donna capitano il cui coraggio era noto ovunque. E adesso era qui con me, umile soldato del suo reggimento, a vegliare sulle sorti della nostra terra.

Gia' da tempo era giunta notizia che le crudeli armate degli Onuto, fossero in marcia verso le nostre terre, e che niente aveva loro resistito. Tutte le truppe che avevamo inviato erano state sconfitte e ora non rimaneva altro che la fuga sulle montagne della Luna, dove le nostre genti sarebbero state al sicuro.
 

" ...Aiko fissava con uno sguardo impassibile l'orizzonte..."


Persa ormai ogni speranza di vittoria, il capitano Aiko si era offerta di restare sulla torre per avvistare i nemici, in modo da accendere un fuoco al loro arrivo per avvisare la nostra gente.
Era una missione di grave pericolo, perche' non ci sarebbe stato il tempo di fuggire. Una volta avvistati gli Onuto, saremmo dovuti restare barricati per mesi. E se gli Onuto avessero deciso di assediare la torre stessa, per noi non ci sarebbe stata speranza. ci saremmo dovuti scarificare perche' la nostra nazione sopravvivesse.
 


C'era come un'angoscia in me, una senzazione sottile, ma costante e tenebrosa. Non volevo morire, non adesso almeno perche' ero ancora molto giovane.
"Il dovere", disse Aiko voltandosi verso di me come se mi avesse letto nel pensiero, "e' il nostro dovere. Non abbiamo altro che quello."

I capelli biondi che le arrivavano ai fianchi ondeggiarono al vento, e nei suoi occhi verdi mi sembro' di scorgere un'ombra di commozione. Aiko era alta almeno un metro e ottanta, certamente piu' di me, e robusta. Reggeva senza sforzo la lunga lancia che l'aveva resa famosa, e con cui era stata ritratta in una statua che campeggiava in una piazza della nostra capitale.
Se fosse stata una donna di societa' sarebbe stata ammirata e invidiata, per la sua focosa bellezza, ma lei aveva scelto fin da giovane la carriera militare, dedicandosi ad essa con tutte le sue energie.

"...Gli occhi mi caddero sul suo seno, sodo e abbondante e sul suo corpo alto e sinuoso..."


Gli occhi mi caddero sul suo seno, sodo e abbondante e sul suo corpo alto e sinuoso; lei se ne accorse subito. Mi indico' l'uniforme. Avevo un bottone slacciato e mi affrettai ad allacciarlo. Eravamo solo noi due, ma non tollerava la minima trascuratezza. La sua uniforme, con quella giacca blu su cui risplendevano alcune medaglie e i pantaloni bianchi era di una purezza immacolata. I suoi stivali neri erano sempre tirati a lucido. Mai un capello fuori posto, mai una posizione sgraziata, mai una parola di troppo.

 

Continua