Ad un tratto, senza che avessi fatto altro che un ininterrotto e vano
pensare, balenò in me una chiara risoluzione... una decisione
definitiva, che non ammetteva repliche o dubbi.
"Lo andrò a cercare," dissi ad alta voce.
"Cosa?" Gridò Suzi. "Cosa vuoi fare?"
"Vado a cercarlo, e non tornerò fino a che non lo avrò trovato."
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..."Vado a cercarlo, e non tornerò fino a che non lo avrò trovato.".... |
"Ma sei impazzita?" Disse Suzi agitata, cercando di fermarmi mentre mi
mettevo una vecchia tonaca di un color zafferano sbiadito. "Dove vuoi
andare? Cosa vuoi fare? Una donna sola che vuole arrivare non si sa
dove?"
Continuai imperterrita a vestirmi, indossando soltanto la tonaca e un
paio di sandali. Avrei vissuto come una sannyasin, cioe' una asceta
errante, di città in città, di paese in paese, di foresta in foresta,
fino a che non lo avrei trovato.
"La nostra gente rispetta i sannyasin," fu tutto quello che dissi a
Suzi, "non ho nulla da temere."
E così partii, per un viaggio che poteva essere senza ritorno, decisa a
non fermarmi in nessun luogo fino a che non lo avessi trovato. Amore,
mio amore, ti troverò, pensavo. Il mio unico possesso era una vecchia
ciotola di legno, in cui mendicavo il cibo; la notte dormivo in qualche
riparo per monaci e asceti erranti, che abbondavano nella nostra
nazione, oppure sulla nuda terra, usando il braccio come cuscino e la
mia unica veste come coperta.
Molti uomini incontrai, molte città attraversai, molte volte fui vicina
alla morte nella giungla, alla mercé delle tigri e degli animali
selvaggi, ma di lui, il mio amato La-o, nessuna traccia. Più volte,
nelle notti senza luna in cui ero sola, pensai che lui avrebbe potuto
anche essersene andato per un'altra donna, e che la mia ricerca sarebbe
stata vana, ma ogni mattina la determinazione ritornava, più forte e
viva che mai.
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...Tre anni trascorsero così
nella ricerca dell'amore perduto... |
Tre anni trascorsero così nella ricerca dell'amore perduto. Il mio
corpo, un tempo florido e bello, era molto dimagrito; i miei seni erano
avvizziti, i capelli sporchi, le mie natiche avevano perso la loro
rotondità, quelle natiche rotonde e sode in cui tante volte il mio
amore aveva spento il suo bruciante desiderio. Eppure l'energia che
sentivo dentro non era affatto calata, anzi, se possibile era ancora
aumentata. Il mio sorriso aveva acquistato una nuova luce, una specie
di felicità contagiosa che si trasmetteva a tutti quelli che
incontravo.
Quando dormivo nella giungla ogni tanto facevo scivolare la mia mano
tra le gambe pensando a lui, e vi infilavo dentro un dito con movimenti
ritmici, quasi rituali. Mi spogliavo nuda e mi masturbavo sotto la
luna. Questo era diventato un atto di devozione verso il mio amato, e
gli orgasmi di intensità crescente che provavo un modo per dimenticare
la mia individualità, o meglio per espanderla in qualcosa di superiore.
Mentre raggiungevo l'auto-orgasmo mi sembrava quasi di entrare in
contatto con la mia entità superiore, in cui non c'e' né mente né
pensiero, ma solo Presenza, solo Consapevolezza.
Continua |