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Il Tempio sperduto (2)
 

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Ad un tratto, senza che avessi fatto altro che un ininterrotto e vano pensare, balenò in me una chiara risoluzione... una decisione definitiva, che non ammetteva repliche o dubbi.

"Lo andrò a cercare," dissi ad alta voce.

"Cosa?" Gridò Suzi. "Cosa vuoi fare?"

"Vado a cercarlo, e non tornerò fino a che non lo avrò trovato."
 

..."Vado a cercarlo, e non tornerò fino a che non lo avrò trovato."....


"Ma sei impazzita?" Disse Suzi agitata, cercando di fermarmi mentre mi mettevo una vecchia tonaca di un color zafferano sbiadito. "Dove vuoi andare? Cosa vuoi fare? Una donna sola che vuole arrivare non si sa dove?"

Continuai imperterrita a vestirmi, indossando soltanto la tonaca e un paio di sandali. Avrei vissuto come una sannyasin, cioe' una asceta errante, di città in città, di paese in paese, di foresta in foresta, fino a che non lo avrei trovato.

"La nostra gente rispetta i sannyasin," fu tutto quello che dissi a Suzi, "non ho nulla da temere."

E così partii, per un viaggio che poteva essere senza ritorno, decisa a non fermarmi in nessun luogo fino a che non lo avessi trovato. Amore, mio amore, ti troverò, pensavo. Il mio unico possesso era una vecchia ciotola di legno, in cui mendicavo il cibo; la notte dormivo in qualche riparo per monaci e asceti erranti, che abbondavano nella nostra nazione, oppure sulla nuda terra, usando il braccio come cuscino e la mia unica veste come coperta.

Molti uomini incontrai, molte città attraversai, molte volte fui vicina alla morte nella giungla, alla mercé delle tigri e degli animali selvaggi, ma di lui, il mio amato La-o, nessuna traccia. Più volte, nelle notti senza luna in cui ero sola, pensai che lui avrebbe potuto anche essersene andato per un'altra donna, e che la mia ricerca sarebbe stata vana, ma ogni mattina la determinazione ritornava, più forte e viva che mai.
 

...Tre anni trascorsero così nella ricerca dell'amore perduto...


Tre anni trascorsero così nella ricerca dell'amore perduto. Il mio corpo, un tempo florido e bello, era molto dimagrito; i miei seni erano avvizziti, i capelli sporchi, le mie natiche avevano perso la loro rotondità, quelle natiche rotonde e sode in cui tante volte il mio amore aveva spento il suo bruciante desiderio. Eppure l'energia che sentivo dentro non era affatto calata, anzi, se possibile era ancora aumentata. Il mio sorriso aveva acquistato una nuova luce, una specie di felicità contagiosa che si trasmetteva a tutti quelli che incontravo.
 

Quando dormivo nella giungla ogni tanto facevo scivolare la mia mano tra le gambe pensando a lui, e vi infilavo dentro un dito con movimenti ritmici, quasi rituali. Mi spogliavo nuda e mi masturbavo sotto la luna. Questo era diventato un atto di devozione verso il mio amato, e gli orgasmi di intensità crescente che provavo un modo per dimenticare la mia individualità, o meglio per espanderla in qualcosa di superiore. Mentre raggiungevo l'auto-orgasmo mi sembrava quasi di entrare in contatto con la mia entità superiore, in cui non c'e' né mente né pensiero, ma solo Presenza, solo Consapevolezza.

Continua