Mi tolsi la camicia da notte e rimasi solo con mutandine e reggiseno; volevo essere libera nei movimenti. Contavo sulla mia forza
e sulla mia agilità; chiunque fosse, sempre che poi qualcuno ci fosse
davvero, avrebbe avuto da fare per sopraffarmi.
Con una grande paura addosso, girai la chiave, lentamente, lentamente,
cercando di non fare alcun rumore. In un tempo che mi parve
interminabile fui sul pianerottolo. Mi fermai e guardai di sotto. Era
buio, ma non del tutto, dato che le luci della strada lontana
riuscivano a rischiarare un minimo l'ambiente. Nessuno. Tuttavia
sentivo una presenza, una sensazione strana, indefinibile, ma insieme
concreta. Ero certa di non essere sola.
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"...rimasi solo con mutandine
e reggiseno..." |
Scesi la scala di legno cercando di essere leggera come una piuma,
stringendo sempre quella specie di mazza di legno improvvisata. Ad un
tratto lo vidi. Era un uomo sulla trentina, fermo vicino alla finestra.
Guardava fuori, verso la polizia, e mi dava le spalle. Un gradino fece
uno scricchiolio e mi sembrò di morire, ma lui non se ne accorse. Per
qualche attimo fui indecisa su cosa fare. Potevo tornare in camera e
chiudermi dentro, ma nessuno mi assicurava che il mattino dopo non
sarebbe stato ancora lì. Gridare era inutile. La mia villetta aveva
delle pareti spesse, e le case vicine non avrebbero mai sentito,
nemmeno se a gridare fossimo state in dieci. Dovevo solo prendere il
cellulare.
Guardai la borsa: era sul divano, a due metri dall'uomo. Con una paura
che cresceva ogni momento di più, mi avvicinai. L'uomo sembrò non
accorgersi di niente; era troppo preso a sorvegliare la polizia. Ci ero
quasi arrivata, quando l'uomo improvvisamente si mosse. Non credo che
mi avesse sentito, o che sospettasse qualcosa, probabilmente stava solo
cambiando posizione. O almeno credo... in quei momenti non c'è il tempo
di riflettere. Con tutta la forza che avevo, mi avvicinai a lui e lo
colpii alla testa. Una volta, due volte, tre volte.
L'uomo cadde senza un fiato.
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"...dopo che ebbi colpito
quell'uomo..."
"...mi trasformai in una donna decisa e aggressiva..." |
Da quel momento in poi non so cosa mi successe, cosa abbia potuto far
scattare in me una specie di personalità nuova. Fatto sta che dopo che
ebbi colpito quell'uomo, non ero più la ragazza timida e riservata che
ero sempre stata, ma mi trasformai in una donna decisa e aggressiva. Forse fu
la sensazione di potere, l'avere un uomo alla mia mercé, una specie di
delirio di onnipotenza, forse fu come una liberazione da una vita di
silenzio e di riservatezza, fatto sta che agii in un modo che non avrei
mai nemmeno immaginato.
Per un attimo pensai di aprire la porta e a gridare aiuto, ma fu solo
un attimo. Perché un secondo dopo gli ero già sopra e lo stavo legando
con dei vecchi vestiti. Quando lo ebbi immobilizzato per bene, e mi fui
assicurata che fosse solo svenuto, cominciai a trascinarlo al piano di
sopra. Non era molto pesante e io -come ho detto- avevo fatto parecchia
palestra. Feci fatica a tirarlo su per le scale, non c'e' dubbio, ma ci
riuscii in pochi minuti. Lo misi sul mio letto, poi lo legai mani e
piedi con delle corde.
Continua
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